Ti amo mia stella cadente

Eravamo felici perché eravamo pazzi, eravamo pazzi perché ogni giorno ci sentivamo felici come coriandoli a carnevale.
8 febbraio 2018
Amore, animali, chitarra, forever !  
18 febbraio 2018

Quando una stella cade, si illumina improvvisamente, emana una luce straordinaria , disegna una parentesi nel cielo con la sua dorata scia luminosa e poi muore. E’ una delle tante magie dello spazio, che da sempre, riesce a stupirci con i suoi enigmatici disegni, pietre preziose circondate da quell’alone di mistero, di immensità e di infinità. Cose senza fine. Che strano! Eppure ogni giorno siamo di fronte a qualcosa che finisce. Un pranzo, una giornata, una canzone, un libro, uno sguardo, una strada, una vita. Tutto finisce prima o poi, almeno così pare. La solitudine, il bisogno di essere amati e di amare, le delusioni della vita, le angosce, la paura del futuro. Forse basterebbe guardare più spesso il cielo per stare un po’ meglio. Forse. Paolo guardava le stelle e le vedeva come Vincent van Gogh.
Paolo ogni notte cercava se stesso brancolando da solo tra le nebbie patavine, raccontava la sua storia a folli inesistenti interlocutori, urlava la sua rabbia al vuoto dall’alto di Ponte Molino. Paolo rischiava la vita come ridere, quando appoggiava la punta dei piedi sopra un cornicione di appena dieci centimetri che é a strapiombo sul fiume e si faceva tutta l’attraversata dal retro del capitello votivo della Madonna dei Molini. Incerto ma spavaldo si appoggiava ad esso e riusciva a mantenere un equilibrio degno di un circense per almeno un paio di metri . Nel fiume non é mai precipitato, forse perché della vita non gli fregava niente. Ogni volta che passo lì davanti guardo il cornicione, sento ancora i suoi respiri concitati appiccicati a quelle pietre e mi viene una gran paura solo al pensiero di rivederlo ancora una volta, impegnato in quella sua folle personale sfida alla morte.
Io lo guardavo da lontano terrorizzato, sapevo che lui era una stella e che poteva cadere da un momento all’altro. Paolo era un uomo eccezionale.
Quando ero bambino, in agosto, si andava in cima ad una collina vicino al colle della Guardia, quello della basilica di San Luca a Bologna, era uno dei nostri piccoli passatempi preferiti quello di riuscire a contare le stelle cadenti.
Alcuni bambini esprimevano un desiderio, un vecchio che passava di lì ci disse che forse si trattava di anime che si reincarnavano sul nostro pianeta, io quasi piangevo perché pensavo che non era giusto che una stella facesse quella brutta fine. Ancora adesso lo penso.
Nel mondo della musica e dell’arte in genere si é adottato questo modo di dire, “stella cadente”, per descrivere un grande talento che ha creato opere favolose, ha prodotto una luce straordinaria e poi é morto giovane, oppure non é più riuscito a fare più nulla di niente. Il tormento del talento. Il tempo passa e la bussola ad un certo punto non funziona più.
Che bella che sei! Solo tu puoi sapere che schifo di infanzia hai dovuto passare, io ti guardo e continuo a domandarmi come hai fatto a diventare così bella. Bella fuori e bella dentro. Tutta questa dolcezza così autentica e naturale da dove viene? Non hai avuto un padre, hai avuto una madre per pochi anni, sei nata in un quartiere molto povero e tu stessa mi hai raccontato dei tuoi amici, che non facevano altro che bere birra e allungare le loro mani su di te. Per non parlare del tuo rarissimo talento nella musica. Adesso come da bambino non riesco a farmene una ragione, una stella non può cadere. Ti prego non cadere. E’ normale non avere più una voce bella come si aveva una volta, é normale non essere più ispirati come si era una volta. Il nostro passato é tutto scritto nei nostri occhi, i quali con il passare degli anni assumono una diversa espressione. Tu anche quando piangi in certi momenti sembri una leonessa, in altri sembri un criceto.
Ieri ho pensato anche agli episodi brutti della nostra vita, quelli che purtroppo rimangono per sempre dentro di noi . Sfuggenti fantasmi. Quando guardo i tuoi occhi vedo anche quelli, sembrano i sassi che si intravvedono in fondo al nostro lago smeraldo. E’ meglio tuffarci ancora una volta in queste acque così limpide, forse riusciamo ancora una volta a nuotare tenendoci per mano. Ti prego non cadere.